Morgan Stanley prevede nuovi massimi per l’Oro
Secondo Morgan Stanley, il prezzo dell’Oro è destinato a toccare nuovi record nei prossimi mesi. La banca stima che entro il quarto trimestre del 2026 l’Oro possa raggiungere quota 4800 dollari l’oncia, grazie a un contesto favorevole caratterizzato da tassi di interesse in discesa, acquisti costanti da parte delle banche centrali e persistenti tensioni geopolitiche che alimentano la domanda di beni rifugio.
In un report di ricerca pubblicato a inizio gennaio, gli analisti sottolineano come il mercato rialzista dell’Oro sia sostenuto da una combinazione di fattori macroeconomici e decisioni di politica monetaria, tra cui il previsto ciclo di tagli dei tassi della Federal Reserve, il cambiamento nella leadership della banca centrale statunitense e i flussi di capitale verso metalli preziosi e fondi d’investimento.
Una performance storica dell’Oro nel 2025
L’Oro ha già dimostrato una forza straordinaria. Nel corso del 2025, il prezzo spot del metallo prezioso ha registrato un rialzo superiore al 64%, segnando la migliore performance annuale dal 1979. Questo risultato ha rafforzato la fiducia degli investitori nella solidità del trend di lungo periodo.
Ritorno deciso della domanda di beni rifugio
Le recenti tensioni geopolitiche hanno contribuito a rinnovare l’interesse per l’Oro. Eventi inattesi sul piano internazionale hanno aumentato l’incertezza nei mercati energetici e finanziari, spingendo molti operatori a rafforzare le posizioni difensive. In questi contesti, l’Oro torna a essere un punto di riferimento per la protezione del capitale.
Gli analisti evidenziano come, in un ambiente di tassi bassi o in calo, il costo opportunità di detenere Oro diminuisca sensibilmente, rendendo il metallo particolarmente attraente rispetto ad asset remunerativi tradizionali.
Morgan Stanley ritiene che questi sviluppi rafforzino ulteriormente il ruolo dell’Oro come riserva di valore, pur precisando che alcune tensioni geopolitiche recenti non sono state incluse formalmente nel target di 4800 dollari.
Le prospettive delle grandi banche sull’Oro
Anche altre istituzioni finanziarie condividono una visione positiva. JPMorgan ha recentemente rivisto al rialzo le proprie stime, indicando un prezzo dell’Oro a 5000 dollari l’oncia entro la fine del 2026 e potenzialmente a 6000 dollari nel lungo periodo. Secondo la banca, l’incertezza commerciale e i rischi geopolitici continueranno a sostenere la diversificazione verso l’Oro da parte di investitori e banche centrali.
Gli analisti di ING confermano un quadro costruttivo, sottolineando come gli acquisti ufficiali e le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve rappresentino un solido supporto per il mercato dell’Oro.
Federal Reserve, dollaro e flussi di capitale
Tassi in calo e dollaro debole come motori chiave
L’aggiornamento delle stime di Morgan Stanley segna una revisione significativa rispetto alle previsioni precedenti. Già nell’autunno del 2025 la banca aveva alzato il target per l’Oro nel 2026 a 4400 dollari, citando il previsto allentamento monetario negli Stati Uniti, l’indebolimento del dollaro e l’aumento dei flussi istituzionali.
Secondo gli strategist, l’Oro non è più percepito esclusivamente come copertura dall’inflazione, ma come un indicatore chiave delle dinamiche di politica monetaria e dei rischi geopolitici globali. Un dollaro più debole, forti afflussi negli ETF garantiti da Oro fisico e acquisti costanti delle banche centrali rafforzano ulteriormente questo scenario.
Un segnale rilevante arriva anche dalla composizione delle riserve ufficiali: la quota di Oro detenuta dalle banche centrali mondiali ha superato quella dei titoli di Stato statunitensi per la prima volta dal 1996, evidenziando una crescente fiducia nel valore di lungo termine del metallo prezioso.
Parallelamente, gli ETF basati su Oro fisico hanno registrato afflussi record, a conferma dell’interesse sia degli investitori istituzionali sia di quelli retail, favoriti anche dalla progressiva svalutazione del dollaro, che nel 2025 ha segnato la peggior performance annuale degli ultimi anni.
Non solo Oro: attenzione anche agli altri metalli
Pur mantenendo l’Oro come asset principale, Morgan Stanley segnala opportunità anche su altri metalli. L’argento beneficia di una carenza strutturale dell’offerta e di una domanda industriale in forte crescita, mentre alluminio e rame restano sostenuti da vincoli produttivi e da una domanda globale robusta.
In particolare, il rame ha raggiunto nuovi massimi storici sui mercati internazionali, spinto da interruzioni nell’approvvigionamento e da un aumento degli acquisti, mentre il nichel rimane sensibile ai rischi legati alla produzione asiatica.
Nel complesso, il quadro delineato dalle principali banche d’affari conferma l’Oro come fulcro delle strategie di investimento difensive in vista del 2026, in un contesto globale ancora dominato da incertezza monetaria e geopolitica.
