Oro verso 4.200 dollari: petrolio e Fed

Oro vicino a 4.200 dollari: il calo del petrolio riaccende le aspettative sui tassi USA

L'Oro si avvicina alla soglia dei 4.200 dollari l'oncia, sostenuto dalla flessione del petrolio e dalle aspettative sulle prossime decisioni della Federal Reserve. La possibile riduzione delle pressioni inflazionistiche legate ai costi energetici potrebbe infatti limitare la necessità di ulteriori rialzi dei tassi d'interesse statunitensi, favorendo il metallo prezioso. Restano tuttavia le incognite legate all'inflazione, alle tensioni geopolitiche e all'andamento del dollaro.

Perché il prezzo dell’Oro sale mentre il petrolio scende

Nella seduta di lunedì, l’Oro spot ha guadagnato lo 0,3%, raggiungendo quota 4.175,60 dollari l’oncia, mentre i futures statunitensi con scadenza a dicembre sono saliti dello 0,4%, fino a 4.196,40 dollari. Il movimento ha riportato l’attenzione degli operatori sulla soglia psicologica dei 4.200 dollari.

Il rialzo si è verificato dopo la decisione del presidente statunitense Donald Trump di sospendere alcune sanzioni e tariffe rivolte alla Russia, una misura che potrebbe favorire maggiori esportazioni di carburante.

La prospettiva di un aumento dell’offerta energetica ha contribuito a spingere al ribasso il petrolio Brent, sceso di quasi l’1,8% a 107,92 dollari al barile, dopo aver superato i 110 dollari nella seduta di venerdì.

In condizioni normali, una diminuzione delle tensioni geopolitiche potrebbe ridurre la domanda di Oro come bene rifugio. In questa fase, tuttavia, gli investitori sembrano concentrarsi soprattutto sulle conseguenze che un petrolio meno caro potrebbe avere sull’inflazione e sulla politica monetaria americana.

Petrolio meno caro e inflazione: il legame con l’Oro

Una riduzione dei costi energetici può contribuire ad attenuare le pressioni sui prezzi al consumo e, di conseguenza, diminuire la necessità di ulteriori strette monetarie da parte della Federal Reserve.

Questo scenario può favorire l’Oro, che non genera interessi o cedole. Quando i rendimenti degli investimenti obbligazionari diminuiscono, infatti, si riduce il costo opportunità di detenere il metallo prezioso anziché attività finanziarie remunerate.

Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade, ha collegato il recente rialzo dell’Oro alla flessione dei costi energetici. Secondo la sua analisi, una discesa più marcata e duratura del petrolio, oppure dei rendimenti dei Treasury statunitensi, potrebbe offrire un sostegno più consistente alle quotazioni.

Il quadro rimane comunque incerto: le minacce ai traffici commerciali nei pressi dello Stretto di Hormuz continuano a rappresentare un rischio per le forniture globali, mentre le misure adottate da Washington sono sottoposte a una valutazione del loro impatto economico nell’arco di 60 giorni.

Federal Reserve: restano i dubbi sui prossimi rialzi dei tassi

Le prospettive di politica monetaria continuano a influenzare il mercato dell’Oro. Nelle contrattazioni considerate, i trader attribuivano una probabilità di circa il 16% a un rialzo dei tassi già a ottobre, contro il 92% per un aumento entro dicembre.

Il presidente della Fed, Kevin Warsh, non ha anticipato una decisione in vista della riunione del 27 e 28 ottobre, lasciando aperta la possibilità di una pausa nel breve periodo.

A complicare le prospettive sono però i dati sull’inflazione: i prezzi al consumo di settembre hanno raggiunto il 3,7%, mentre i prezzi alla produzione sono aumentati del 6,3% su base annua.

Trent Saunders, analista della Commonwealth Bank of Australia, ha osservato che le ripetute sorprese al rialzo dell’inflazione stanno inducendo gli investitori a riconsiderare la possibilità che la Federal Reserve debba procedere con ulteriori aumenti dei tassi.

Un elemento importante per le prossime settimane sarà il rapporto sull’inflazione PCE, atteso per il 29 ottobre, dopo la riunione della Fed. Anche un’eventuale pausa a ottobre, quindi, non escluderebbe nuove strette monetarie a dicembre.

Oro a 4.200 dollari: i livelli da monitorare

Dal punto di vista tecnico, la soglia dei 4.200 dollari rappresenta un livello significativo per le quotazioni. I futures di dicembre si sono avvicinati a questo valore, mentre il prezzo spot è rimasto al di sotto.

Un superamento convincente dei 4.200 dollari potrebbe rafforzare il recupero e riportare l’attenzione verso l’area compresa tra 4.200 e 4.235 dollari l’oncia. Al contrario, un mancato superamento potrebbe favorire nuove prese di profitto e riportare in primo piano il supporto in area 4.100 dollari.

L’evoluzione del petrolio e dei rendimenti obbligazionari sarà determinante per valutare la solidità del movimento. Un nuovo aumento del greggio o un rafforzamento delle aspettative di rialzo dei tassi potrebbe infatti ostacolare il tentativo dell’Oro di consolidarsi sopra le resistenze.

ETF sull’Oro: a settembre afflussi record nonostante il calo dei prezzi

Un ulteriore elemento di interesse arriva dai fondi negoziati in Borsa garantiti da Oro fisico. Secondo i dati del World Gold Council, a settembre questi strumenti hanno registrato afflussi per 10 miliardi di dollari, nonostante una flessione dell’8,5% del prezzo del metallo.

Le disponibilità complessive degli ETF sono aumentate di 67 tonnellate, raggiungendo il record di 4.256 tonnellate.

I trader dei futures hanno invece ridotto la propria esposizione: le posizioni nette degli operatori classificati come managed money sono diminuite di circa 12 miliardi di dollari, in un contesto caratterizzato da rendimenti più elevati e da un dollaro più forte.

Johan Palmberg, analista del World Gold Council, ha individuato proprio nella divergenza tra gli acquisti degli ETF e la riduzione delle posizioni speculative una delle caratteristiche distintive del mercato di settembre.

Questi dati si riferiscono a settembre e non descrivono necessariamente il posizionamento attuale degli investitori. Indicano, tuttavia, che la domanda attraverso gli strumenti finanziari può seguire dinamiche diverse rispetto a quella osservata sul mercato dei futures.

Prospettive dell’Oro: petrolio, inflazione e tassi guideranno il mercato

La possibilità che l’Oro superi stabilmente i 4.200 dollari dipenderà dall’interazione tra più fattori. Un calo dei rendimenti obbligazionari, accompagnato da nuovi afflussi negli ETF e da una domanda sostenuta, potrebbe favorire un ulteriore recupero delle quotazioni.

Al contrario, un rimbalzo del petrolio e nuove preoccupazioni sull’inflazione potrebbero rafforzare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed, rendendo più difficile consolidare il superamento delle resistenze.

Per gli investitori, il quadro conferma quanto il prezzo dell’Oro sia sensibile non soltanto alle tensioni geopolitiche, ma anche alle aspettative sulla politica monetaria, al dollaro e ai rendimenti finanziari. La soglia dei 4.200 dollari rappresenta quindi un riferimento importante, ma la sua tenuta dipenderà soprattutto dall’evoluzione dei fondamentali economici.

 

Articoli simili