Oro, prezzi in lieve rialzo ma il mercato guarda a Fed e inflazione
Il mercato dell’Oro resta prudente, condizionato dalle aspettative sui tassi di interesse della Federal Reserve e dai nuovi dati sull’inflazione statunitense. Dopo il calo registrato nelle sedute precedenti, l’Oro spot ha mostrato un lieve recupero, mentre i future hanno continuato a muoversi sotto pressione.
L’11 settembre il prezzo spot dell’Oro è salito di circa 7 dollari, raggiungendo 4.324,025 dollari l’oncia. Al contrario, il future sull’Oro con consegna a dicembre è sceso di 43,10 dollari, attestandosi a 4.364,20 dollari l’oncia.
Oro sotto pressione dopo i dati sull’inflazione USA
La seduta precedente aveva visto una forte correzione del prezzo dell’Oro, sceso di oltre l’1%. A pesare sono stati soprattutto i dati sull’inflazione negli Stati Uniti e il nuovo aumento dei prezzi del petrolio, elementi che hanno rafforzato le aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.
Alla chiusura della seduta, l’Oro spot aveva perso circa l’1%, fermandosi a 4.355,85 dollari l’oncia, dopo aver toccato durante la giornata un minimo di 4.323,78 dollari.
I future sull’Oro con scadenza dicembre hanno invece perso l’1,2%, chiudendo a 4.407,30 dollari l’oncia.
Inflazione USA e tassi Fed influenzano il prezzo dell’Oro
Uno dei principali elementi osservati dagli investitori è stato il dato sull’indice dei prezzi alla produzione statunitense, il PPI.
Secondo i dati rivisti dal Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro USA, il PPI è aumentato dello 0,4% su base mensile ad agosto, dopo la crescita dello 0,1% registrata a luglio.
Secondo Kyle Rodda, senior financial market analyst di Capital.com, il dato indica un’accelerazione dell’inflazione di fondo nell’economia americana, legata anche all’aumento dei costi energetici.
Probabilità di rialzo dei tassi in aumento
I dati sull’inflazione hanno modificato le aspettative del mercato sulla politica monetaria della Fed.
Secondo il CME FedWatch, la probabilità di un aumento dei tassi nella riunione successiva è salita al 70%, rispetto al 62% precedente alla pubblicazione dei dati.
Le previsioni degli economisti intervistati da Reuters rimangono tuttavia più prudenti: la maggioranza continua ad attendersi tassi invariati nella riunione del 15-16 settembre e anche per il resto dell’anno.
Dollaro e Treasury rappresentano un ostacolo per l’Oro
Le aspettative di tassi di interesse più elevati hanno favorito il rafforzamento del dollaro statunitense.
Poiché il prezzo dell’Oro è espresso in dollari, un biglietto verde più forte rende il metallo prezioso più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute. Questo può contribuire a ridurre la domanda internazionale di Oro.
Anche l’aumento dei rendimenti dei Treasury USA a 10 anni rappresenta un fattore di pressione. Rendimenti obbligazionari più elevati aumentano infatti il costo opportunità associato al possesso di un asset come l’Oro, che non genera interessi.
Petrolio e inflazione aggiungono pressione sull’Oro
Un altro elemento da monitorare è il mercato energetico. I prezzi del petrolio sono aumentati del 4%, con il Brent arrivato a circa 105 dollari al barile.
L’incremento è stato favorito dalle crescenti tensioni legate al trasporto marittimo e dai timori di possibili interruzioni delle forniture.
Un petrolio più costoso può alimentare ulteriormente l’inflazione, complicando il percorso delle banche centrali e aumentando la pressione sui mercati obbligazionari e sul prezzo dell’Oro.
BCE e Fed, politica monetaria al centro del mercato
Le pressioni inflazionistiche legate all’energia interessano anche l’Europa. La politica monetaria delle principali banche centrali rimane quindi uno dei fattori determinanti per l’andamento dell’Oro.
In questo scenario, il mercato continua a concentrarsi sulle indicazioni provenienti dalla Federal Reserve e sull’evoluzione dell’inflazione americana.
Secondo TD Securities, l’Oro dovrebbe comunque continuare a sovraperformare rispetto agli altri metalli preziosi, anche se una rottura dei principali livelli di supporto potrebbe aumentare la pressione di vendita.
Prezzo dell’Oro, attenzione ai livelli di supporto
Gli analisti di TD Securities Ryan McKay e Bart Melek sottolineano che, nonostante la recente perdita di parte dei guadagni, il prezzo dell’Oro mantiene livelli di supporto relativamente elevati.
Nel breve periodo, il metallo prezioso dovrebbe rimanere particolarmente sensibile ai dati macroeconomici e alle nuove indicazioni sulla politica monetaria, con l’inflazione destinata a rappresentare uno dei principali indicatori da monitorare.
I livelli tecnici da monitorare
TD Securities ha individuato due livelli di supporto particolarmente importanti per il prezzo dell’Oro.
Una discesa sotto 4.367 dollari l’oncia potrebbe spingere i Commodity Trading Advisor, i cosiddetti CTA, ad avviare vendite moderate.
Una rottura al ribasso di 4.300 dollari l’oncia potrebbe invece determinare un’accelerazione delle vendite da parte dei fondi che utilizzano sistemi quantitativi e strategie basate su algoritmi.
Questi livelli assumono quindi particolare importanza per valutare la tenuta del trend dell’Oro nel breve termine.
Oro, possibile correzione ma prospettive di lungo periodo positive
La pressione sull’Oro nel breve periodo è legata soprattutto all’orientamento restrittivo della Federal Reserve.
Secondo Bart Melek, l’attenzione della Fed sul fatto che l’inflazione rimanga sopra l’obiettivo e che la politica monetaria non sia ancora sufficientemente restrittiva ha rafforzato le aspettative di possibili rialzi dei tassi a settembre e dicembre.
Tassi di interesse a breve termine più elevati e un dollaro più forte potrebbero quindi provocare ulteriori correzioni del prezzo dell’Oro.
TD Securities ritiene che entro la fine dell’anno il prezzo dell’Oro possa scendere verso la parte bassa della fascia compresa tra 4.200 e 4.700 dollari l’oncia.
Gli analisti ritengono tuttavia che una politica monetaria restrittiva e dati economici solidi possano generare soprattutto una pressione di vendita limitata, rinviando il prossimo movimento rialzista anziché determinare una vera inversione strutturale del mercato.
Oro, banche centrali ed ETF sostengono le prospettive di lungo periodo
Le prospettive di lungo periodo per l’Oro rimangono invece positive.
Tra i principali fattori di sostegno figurano i timori legati al possibile deprezzamento del dollaro, gli elevati acquisti di Oro da parte delle banche centrali e il ritorno dei flussi di capitale verso gli ETF sull’Oro.
Se l’inflazione dovesse progressivamente stabilizzarsi e la Federal Reserve avviasse una nuova fase di allentamento della politica monetaria, il prezzo dell’Oro potrebbe tornare a beneficiare di condizioni più favorevoli.
TD Securities stima in questo scenario un possibile raggiungimento di 5.350 dollari l’oncia entro il terzo trimestre del 2027.
Le correzioni possono diventare opportunità di acquisto
Secondo Melek, banche centrali, istituzioni finanziarie e investitori attivi sul mercato dell’Oro fisico potrebbero continuare a fornire sostegno alle quotazioni.
Le eventuali fasi di correzione potrebbero infatti essere interpretate da questi operatori come occasioni per incrementare gli acquisti a prezzi più convenienti.
Il quadro rimane quindi caratterizzato da una contrapposizione tra pressioni ribassiste nel breve periodo, legate a inflazione, dollaro e tassi, e fattori strutturali favorevoli nel lungo periodo, rappresentati dagli acquisti delle banche centrali, dagli ETF e dalla domanda di Oro fisico.