Oro fisico: cresce l'interesse degli italiani per lingotti e monete da investimento

Oro: primo trimestre 2026 ancora in crescita nonostante volatilità e volumi ridotti

Nel primo trimestre del 2026 l’Oro conferma il proprio trend positivo, anche in un contesto caratterizzato da maggiore volatilità e scambi più contenuti. Secondo il report Gold Demand Trends pubblicato dal World Gold Council, la domanda complessiva — includendo le operazioni OTC — ha raggiunto 1.231 tonnellate, segnando un incremento del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Valore record trainato dal prezzo dell’Oro

Sebbene la crescita in termini di volumi sia stata moderata, l’impennata dei prezzi ha generato risultati eccezionali. Il valore totale della domanda di Oro ha toccato i 193 miliardi di dollari, registrando un aumento del 74% su base annua.

Il prezzo medio LBMA si è attestato a 4.873 dollari per oncia, stabilendo un nuovo record trimestrale. A gennaio, l’Oro ha raggiunto un picco storico vicino ai 5.405 dollari per oncia, seguito da una fase correttiva. Nel complesso, il rendimento trimestrale si è attestato intorno al +6%.

Domanda di Oro fisico: boom di lingotti e monete

Cina protagonista assoluta

Il principale driver della crescita è stato l’investimento in Oro fisico, in particolare lingotti e monete, salito a 474 tonnellate (+42% rispetto al Q1 2025). Si tratta del secondo livello più alto mai registrato.

La Cina ha guidato la domanda globale con un incremento del 67%, raggiungendo il record storico di 207 tonnellate. Performance rilevanti anche in India, Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti (+14%) ed Europa (+50%).

Un trend significativo riguarda lo spostamento della domanda: in mercati chiave come Cina e India, l’interesse si sta progressivamente spostando dalla gioielleria verso l’investimento diretto in Oro fisico.

ETF sull’Oro e flussi contrastanti

Gli ETF basati su Oro fisico hanno registrato afflussi netti per 62 tonnellate nel trimestre, trainati principalmente dai mercati asiatici (+84 tonnellate).

Deflussi negli Stati Uniti

Il quadro resta però eterogeneo: a marzo si sono verificati deflussi record negli Stati Uniti, pari a 85 tonnellate in un solo mese. Le cause includono strategie di de-risking, pressioni tecniche sui mercati e un contesto macro caratterizzato da dollaro forte e tassi di interesse elevati.

Banche centrali ancora acquirenti di Oro

Le banche centrali hanno continuato ad accumulare Oro, con acquisti netti pari a 244 tonnellate (+3% su base annua), mantenendosi sopra la media degli ultimi cinque anni.

Nonostante alcune vendite tattiche da parte di istituzioni come quelle turca e russa, il ruolo delle banche centrali rimane centrale nel sostenere la domanda globale.

Gioielleria in calo ma valore in aumento

Il settore della gioielleria ha risentito dei prezzi elevati dell’Oro, con una contrazione dei volumi del 23% a 300 tonnellate.

Calo nei principali mercati

Le flessioni più marcate si sono registrate in:

  • Cina (-32%)
  • India (-19%)
  • Medio Oriente (-23%)

Tuttavia, il valore complessivo della spesa è aumentato del 31%, segnalando una domanda ancora resiliente in termini di investimento e percezione dell’Oro come bene rifugio.

Outlook 2026: prospettive ancora positive per l’Oro

Le prospettive per il resto del 2026 restano favorevoli. La combinazione di incertezza geopolitica e forza del prezzo continua a sostenere la domanda di Oro, soprattutto nei mercati asiatici.

Secondo le stime di J.P. Morgan Research, il prezzo potrebbe avvicinarsi ai 5.000 dollari per oncia entro fine anno. La domanda combinata di investitori e banche centrali è attesa intorno alle 585 tonnellate trimestrali.

Rischi per lo scenario rialzista

Il principale fattore di rischio è rappresentato da un possibile prolungamento dei tassi di interesse elevati, che potrebbe ridurre l’attrattività dell’Oro nei mercati occidentali.

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