Oro: la Cina accumula riserve record e costruisce un nuovo sistema finanziario globale

Oro e società aurifere: le prospettive secondo l’outlook Amundi

Il 2025 si è chiuso come un anno eccezionale per l’Oro, con un rialzo del 64,7% sostenuto da inflazione, acquisti record delle banche centrali e rinnovato interesse da parte di investitori istituzionali e retail. Secondo Arnaud du Plessis, portfolio manager di CPRAM (gruppo Amundi), anche il 2026 potrebbe riservare sviluppi altrettanto interessanti.

I fattori strutturali che hanno alimentato il rally restano solidi: timori legati al debito pubblico nei Paesi occidentali, processi di de-dollarizzazione, dubbi sull’indipendenza delle banche centrali e un contesto geopolitico segnato da tensioni diffuse continueranno a favorire la domanda di Oro come bene rifugio.

La correzione di gennaio: consolidamento tecnico, non inversione

Un riequilibrio fisiologico

Dopo un rialzo superiore al 44% registrato tra ottobre e fine gennaio, l’Oro ha subito una brusca correzione del 21% in poche sedute, in seguito alla nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, percepito come più restrittivo sul fronte monetario. Un movimento che ha generato preoccupazioni tra gli investitori meno esperti, ma che du Plessis interpreta come un normale processo di assestamento.

Il mercato si trovava in una fase di eccesso, con indicatori tecnici estremamente tirati. Il rientro delle quotazioni verso le principali medie mobili ha ristabilito condizioni più equilibrate, configurandosi come un consolidamento sano e costruttivo, piuttosto che come un segnale di inversione strutturale.

I driver restano favorevoli

Secondo l’outlook Amundi, il contesto macro continuerà a sostenere l’Oro: tassi d’interesse destinati a scendere, un dollaro esposto a pressioni ribassiste e politiche di accumulo delle banche centrali ancora aggressive rappresentano un solido supporto per le quotazioni nel medio-lungo periodo.

Banche centrali e investitori istituzionali: pilastri della domanda

Uno dei temi centrali è il ruolo crescente delle banche centrali, divenute il principale motore strutturale della domanda. L’accumulo di Oro fisico nei caveau ufficiali riflette una strategia di diversificazione delle riserve valutarie, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal dollaro.

Parallelamente, dalla fine del 2024 si è osservato un ritorno degli investitori istituzionali sugli ETF legati all’Oro fisico. L’esposizione complessiva dei fondi globali rimane tuttavia contenuta, lasciando margini per ulteriori afflussi e un potenziale rafforzamento della domanda.

Società aurifere: valutazioni basse e potenziale di recupero

Un ritardo destinato a colmarsi

Nonostante il forte rialzo del metallo, le azioni delle società aurifere hanno evidenziato una performance inferiore. Secondo du Plessis, questo scarto rappresenta un’opportunità: le valutazioni restano prossime ai minimi storici, pur in presenza di un significativo miglioramento dei margini operativi.

L’aumento dei costi di estrazione è stato ampiamente compensato dall’impennata del prezzo dell’Oro, determinando una forte crescita della redditività. Tuttavia, il mercato non ha ancora pienamente riflesso questa dinamica nei multipli di valutazione.

Il confronto con gli indici settoriali

L’analisi rispetto al NYSE Arca Gold Miners Index evidenzia un gap che, secondo Amundi, potrebbe progressivamente ridursi. Il miglioramento strutturale dei margini e la solidità finanziaria delle principali società minerarie suggeriscono un potenziale di rivalutazione nel caso di una stabilizzazione del sentiment di mercato.

Il ruolo strategico dell’Oro nei portafogli

L’outlook Amundi sottolinea anche la funzione chiave dell’Oro nella costruzione di portafogli multi-asset. Studi del World Gold Council mostrano come un’allocazione compresa tra il 5% e il 10% possa migliorare in modo significativo il profilo rischio-rendimento complessivo.

L’Oro tende infatti a performare meglio nelle fasi di stress sistemico, offrendo una copertura efficace nei momenti di elevata volatilità e contribuendo a spostare verso l’alto la frontiera efficiente degli investimenti.

Altri metalli preziosi: approccio tattico e selettivo

Per quanto riguarda gli altri metalli preziosi, l’argento viene considerato interessante per la sua natura ibrida, che combina caratteristiche di bene rifugio e metallo industriale. Su platino, palladio e rodio, invece, l’approccio suggerito è più prudente, con attenzione ai rischi legati all’offerta, in particolare in Sudafrica, e all’evoluzione della domanda tecnologica.

Prospettive finali: scenario costruttivo con volatilità controllata

Le conclusioni di du Plessis delineano uno scenario favorevole ma realistico. Le condizioni che hanno sostenuto l’eccezionale performance del 2025 restano presenti: instabilità geopolitica, fragilità fiscale e crescente ricerca di asset rifugio continueranno a favorire l’Oro.

Le società aurifere, oggi sottovalutate, potrebbero rappresentare una leva interessante qualora il clima di mercato si stabilizzi. Le eventuali correzioni, come quella di gennaio, sono da interpretare come normali fasi di riequilibrio tecnico, utili a consolidare le basi per movimenti più sostenibili nel tempo.

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