Prezzo dell’Oro sotto pressione: dollaro e rendimenti frenano il mercato, ma il supporto di lungo periodo resta solido
Il mercato dell’Oro sta attraversando una fase di pressione nel breve periodo, condizionata soprattutto dalla forza del dollaro statunitense e dai rendimenti ancora elevati dei Treasury americani. Nonostante queste difficoltà, diversi analisti ritengono che le prospettive di lungo termine del metallo prezioso rimangano favorevoli, sostenute dall’aumento del debito pubblico, dall'inflazione e dalla domanda proveniente dall’Asia.
Prezzo dell’Oro stabile nonostante la pressione del dollaro
Nelle ultime sedute il prezzo dell’Oro ha mostrato una sostanziale stabilità. Lo spot gold ha registrato una flessione dello 0,1%, portandosi a 4.139,89 dollari l’oncia, mentre i future sull’Oro con consegna a dicembre hanno chiuso a 4.156,80 dollari, anch’essi in calo dello 0,1%.
La forza del dollaro americano rappresenta uno dei principali fattori di pressione. Quando il biglietto verde si rafforza, infatti, l’Oro diventa più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute, con possibili ripercussioni sulla domanda internazionale.
A questo si aggiunge il livello ancora elevato dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni, che continuano a rappresentare un elemento di concorrenza per il metallo prezioso, tradizionalmente considerato un asset privo di rendimento.
Le aspettative sui tassi della Federal Reserve cambiano
Un elemento che potrebbe tuttavia ridurre la pressione sull’Oro riguarda la politica monetaria della Federal Reserve.
Secondo l’analista Fawad Razaqzada di Forex.com, alcuni recenti indicatori economici statunitensi hanno mostrato segnali di rallentamento. In particolare, la crescita dell’occupazione a settembre è risultata più debole del previsto e i dati relativi ai Non-Farm Payrolls dei due mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso.
Questi elementi hanno portato gli operatori a ridimensionare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi.
Le probabilità di un aumento dei tassi da parte della Fed a ottobre sono scese al 22%, rispetto a circa il 70% stimato una settimana prima. Per dicembre, invece, il mercato continua a considerare probabile un intervento della banca centrale statunitense.
Gli investitori guardano quindi con attenzione ai verbali dell’ultima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), che possono fornire indicazioni sull’evoluzione della politica monetaria americana.
Oro e rendimenti obbligazionari: una relazione che sta cambiando
Tradizionalmente, l’Oro tende a muoversi in direzione opposta rispetto ai rendimenti obbligazionari. Quando i Treasury offrono rendimenti più elevati, infatti, aumenta il costo opportunità di detenere un asset che non distribuisce interessi.
Negli ultimi anni, però, questa relazione sembra essersi indebolita.
Durante la conferenza annuale Global Precious Metals della London Bullion Market Association (LBMA), diversi esperti hanno evidenziato come l’aumento del debito pubblico, l’inflazione persistente e le preoccupazioni sulla capacità delle valute fiat di conservare il proprio potere d’acquisto possano sostenere la domanda di Oro anche in presenza di rendimenti obbligazionari elevati.
Il debito pubblico sostiene la domanda di Oro
Vikram Dhawan, responsabile delle materie prime e gestore di fondi presso Nippon India Mutual Fund, sottolinea il peso crescente del debito pubblico globale.
Secondo questa interpretazione, l’aumento dell’indebitamento limita progressivamente le possibilità di intervento dei governi e può alimentare i timori degli investitori sulla sostenibilità delle finanze pubbliche.
Un elemento particolarmente significativo è la capacità dell’Oro di mantenersi sopra la soglia dei 4.000 dollari l’oncia nonostante rendimenti obbligazionari che hanno superato il 5%. Si tratta di un comportamento che, secondo gli analisti, evidenzia un cambiamento rispetto alla tradizionale relazione inversa tra Oro e rendimenti.
Nel periodo successivo alla pandemia, la correlazione tra i due asset si è infatti indebolita e, in alcune fasi, è diventata persino positiva.
Oro sempre più importante nei portafogli istituzionali
Le difficoltà del mercato obbligazionario potrebbero inoltre favorire un ruolo più importante dell’Oro nei portafogli degli investitori istituzionali.
Shayne McGuire, Portfolio Manager presso il Teacher Retirement System of Texas, considera il metallo prezioso un possibile strumento di diversificazione in uno scenario caratterizzato da maggiore incertezza sui mercati del debito.
L’Oro non produce un rendimento periodico come un’obbligazione, ma la sua capacità di conservare valore nel tempo e di beneficiare di alcune fasi di forte volatilità finanziaria può renderlo interessante all’interno di una strategia di allocazione diversificata.
La domanda asiatica resta un fattore decisivo
Un ulteriore elemento di sostegno arriva dall’Asia, e in particolare dalla Cina.
Wei Yan, gestore di portafoglio macro presso Dymon Asia, osserva che gli investitori cinesi dispongono di un numero più limitato di strumenti per proteggere il patrimonio quando il mercato immobiliare e quello azionario domestico attraversano periodi di difficoltà.
Per questo motivo, i rendimenti reali elevati dei mercati occidentali non necessariamente producono sulla domanda cinese di Oro lo stesso effetto osservato in altri mercati.
La domanda asiatica potrebbe quindi continuare a rappresentare uno dei principali elementi di sostegno alle quotazioni, soprattutto nelle fasi di correzione dei prezzi.
Oro fisico e prospettive di medio periodo
Nonostante le prospettive strutturali favorevoli, gli analisti invitano a non dare per scontata una crescita continua delle quotazioni.
L’aumento dei prezzi ha infatti ridotto significativamente la domanda di Oro fisico tradizionale in alcune aree del mercato. Questo squilibrio tra prezzi elevati e domanda potrebbe contribuire a mantenere le quotazioni in una fase di volatilità o consolidamento nel breve e medio periodo.
Nel lungo termine, tuttavia, il crescente debito pubblico, le preoccupazioni sull’inflazione e i dubbi sulla capacità delle valute di mantenere il proprio potere d’acquisto continuano a rappresentare fattori potenzialmente favorevoli per l’Oro.
Le prospettive dell’Oro tra volatilità e supporto strutturale
Il quadro che emerge è quindi caratterizzato da due dinamiche contrapposte.
Nel breve periodo, dollaro forte e rendimenti elevati dei Treasury possono continuare a esercitare pressione sulle quotazioni. Allo stesso tempo, il ridimensionamento delle aspettative sui rialzi dei tassi della Fed potrebbe offrire un sostegno al mercato.
Nel medio e lungo periodo, invece, entrano in gioco fattori strutturali come l’aumento del debito pubblico, l’inflazione, la diversificazione dei portafogli istituzionali e la domanda asiatica.
L’Oro potrebbe quindi affrontare una fase di maggiore volatilità senza che questo comprometta necessariamente il suo ruolo strategico come riserva di valore e strumento di diversificazione.