La Russia introduce il divieto di esportazione dei lingotti di Oro
Dal 2026 la Russia impedirà l’uscita dal Paese dei lingotti di Oro. L’annuncio è arrivato dal vice primo ministro Aleksandr Novak nel corso di una riunione del Consiglio per lo sviluppo strategico e i progetti nazionali. Il provvedimento non riguarderà esclusivamente l’Oro fisico: le autorità hanno infatti deciso di restringere anche l’esportazione di denaro contante la cui provenienza non sia chiaramente tracciabile.
Questa scelta si inserisce in un quadro normativo già avviato, che comprende il divieto di esportazione di rifiuti e rottami di metalli preziosi, una misura già operativa e destinata a rimanere in vigore almeno fino a maggio 2026. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la filiera interna dei metalli preziosi e incrementare l’utilizzo della capacità produttiva delle aziende russe.
Controllo dei flussi finanziari e lotta all’economia sommersa
Per quanto riguarda i lingotti di Oro e il denaro contante, il divieto nasce dall’esigenza di contrastare la fuga di capitali legata all’economia sommersa. Secondo le stime ufficiali, questo fenomeno sottrae ogni anno circa l’1,5% al Pil russo.
Il recupero anche solo parziale di queste risorse potrebbe garantire alle finanze pubbliche, a tutti i livelli amministrativi, entrate aggiuntive fino a un trilione di rubli all’anno. A partire da gennaio, quindi, non sarà più consentito portare all’estero lingotti di Oro né somme di denaro di origine dubbia, rafforzando così il controllo statale sui movimenti finanziari transfrontalieri.
Riserve auree russe ai massimi storici
Parallelamente a queste decisioni, la Russia si avvia a chiudere un anno record sul fronte delle riserve auree detenute dalla Banca centrale. Secondo i dati ufficiali, a novembre il valore complessivo dell’Oro in riserva ha raggiunto i 299,8 miliardi di dollari, contro i 207,7 miliardi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.
L’incremento è pari a circa 92 miliardi di dollari in dodici mesi, un aumento senza precedenti nella storia recente del Paese, che testimonia il ruolo centrale dell’Oro nella strategia finanziaria russa.
Il ruolo del prezzo dell’Oro e il sostegno all’economia russa
L’aumento di valore delle riserve auree non è però legato a una crescita delle quantità fisiche detenute. Al contrario, nel corso del 2025 le riserve di Oro della Russia si sono ridotte di circa tre tonnellate. A fare la differenza è stato il forte rialzo delle quotazioni internazionali.
Nel giro di un anno, il prezzo dell’Oro è salito da 2.700 a 4.000 dollari l’oncia, spingendo verso l’alto il valore complessivo delle riserve. Grazie a questo scenario e alla solidità del proprio stock aureo, il Cremlino è riuscito a sostenere l’economia nazionale e a finanziare il conflitto in Ucraina, utilizzando l’Oro come strumento chiave per attenuare l’impatto delle sanzioni occidentali.