Oro e azioni sotto pressione: tassi d’interesse e inflazione frenano la ripresa dei mercati
Il mercato azionario vietnamita e quello dell'Oro affrontano una fase di incertezza, condizionati dalla debolezza della domanda, dalla cautela degli investitori e dalle prospettive di una politica monetaria restrittiva negli Stati Uniti. Da una parte, l'indice VN fatica a consolidare il recupero sopra quota 1.700 punti; dall'altra, l'Oro rimane in una fase di consolidamento, frenato dall'inflazione americana e dall'aumento dei rendimenti obbligazionari.
Mercato azionario: l’indice VN perde l’1,68% in una settimana
Nella settimana di contrattazioni dal 12 al 16 ottobre, la Borsa vietnamita ha registrato un andamento negativo. Dopo aver raggiunto un massimo di 1.735 punti nella settimana precedente, l’indice VN ha chiuso a 1.705 punti, con una flessione di 29,18 punti, pari all’1,68%.
La debolezza dei titoli a grande capitalizzazione ha continuato a pesare sull’indice, mentre gli acquisti opportunistici non sono riusciti a imprimere una svolta significativa al mercato.
Nell’ultima seduta della settimana alcuni titoli principali hanno mostrato segnali di recupero, ma il volume degli scambi sulla Borsa di Ho Chi Minh (HoSE) si è fermato a circa 9.900 miliardi di dong vietnamiti (VND), in calo del 29,2% rispetto alla sessione precedente. Nel complesso, i volumi settimanali sono diminuiti del 18,6% rispetto alla settimana prima.
La combinazione tra prezzi in recupero e liquidità ridotta evidenzia la prudenza degli investitori. In assenza di una partecipazione più ampia agli acquisti, il mercato rimane esposto alle oscillazioni dei titoli con maggiore peso sull’indice.
Investitori stranieri e liquidità frenano il recupero
Un ulteriore elemento di pressione è rappresentato dai flussi di capitale estero. Nel corso della settimana, gli investitori stranieri hanno registrato vendite nette per circa 3.000 miliardi di VND sulla HoSE e oltre 105 miliardi di VND sulla Borsa di Hanoi (HNX).
La persistente uscita di capitali internazionali rende più importante il ruolo degli investitori domestici nel sostenere le quotazioni e assorbire la pressione di vendita.
Per valutare la solidità di un eventuale rimbalzo, non sarà quindi sufficiente osservare il rialzo dell’indice: occorrerà verificare anche la ripresa dei volumi e il coinvolgimento di un numero maggiore di settori.
Borsa vietnamita: 1.700 punti diventano il livello da monitorare
La soglia dei 1.700 punti rappresenta un riferimento tecnico importante per l’indice VN. Secondo le valutazioni riportate dagli intermediari finanziari, quest’area costituisce un possibile supporto, collegato alla linea di tendenza che unisce i minimi registrati a marzo e luglio.
Gli operatori mantengono un atteggiamento prudente e attendono segnali più convincenti di uscita dalla tendenza ribassista di breve periodo, oltre ai nuovi risultati trimestrali delle società quotate.
Gli scenari possibili sono due:
- Consolidamento del recupero: se l’indice rimane sopra 1.700 punti, accompagnato da una maggiore liquidità e da acquisti distribuiti tra più settori, il rimbalzo potrebbe rafforzarsi.
- Prosecuzione della correzione: se il supporto viene violato in presenza di una crescente pressione di vendita, aumenterebbe il rischio di una fase ribassista più prolungata.
I risultati del terzo trimestre saranno fondamentali anche per distinguere le aziende con fondamentali solidi da quelle più vulnerabili. La valutazione degli investimenti dovrebbe considerare congiuntamente crescita degli utili, ricavi, flussi di cassa e valutazioni di Borsa, senza basarsi esclusivamente sulle variazioni dei prezzi nel breve periodo.
Prezzo dell’Oro: quotazioni in consolidamento tra 4.160 e 4.180 dollari
Anche il mercato dell’Oro ha concluso la settimana in una fase di consolidamento. Il prezzo spot si è attestato intorno a 4.163-4.168 dollari l’oncia, mentre i futures con scadenza a dicembre hanno chiuso a circa 4.181 dollari, registrando una flessione settimanale di circa lo 0,7%.
Durante l’ultima seduta, il metallo prezioso ha raggiunto temporaneamente i massimi degli ultimi tre giorni, ma le successive prese di profitto hanno ridimensionato il movimento. Gli acquisti sui ribassi sono proseguiti, senza tuttavia generare segnali sufficienti per confermare una ripresa strutturale.
Il principale ostacolo rimane la combinazione tra inflazione persistente e rendimenti obbligazionari elevati, che riduce l’attrattività relativa dell’Oro rispetto agli strumenti finanziari remunerati.
Inflazione USA e rendimenti obbligazionari mettono sotto pressione l’Oro
I dati sull’inflazione statunitense hanno contribuito a frenare le quotazioni. A settembre, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato del 3,7% su base annua, superando le attese del 3,6%. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) ha registrato un incremento del 6,3%, contro una previsione del 5,3%.
Questi dati alimentano i timori che le pressioni sui costi continuino a trasferirsi sui prezzi finali, complicando il percorso di riduzione dell’inflazione.
Anche il prezzo del petrolio Brent, intorno a 106 dollari al barile nel periodo considerato, contribuisce alle preoccupazioni. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran alimentano i rischi di interruzioni delle forniture energetiche e dei trasporti marittimi lungo rotte strategiche.
In questo contesto, i mercati si preparano alla possibilità che la Federal Reserve mantenga una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.
I rendimenti dei Treasury statunitensi hanno raggiunto il 5,106% sulla scadenza decennale, mentre quelli biennali si sono avvicinati al 4,75%. Rendimenti più elevati aumentano il costo opportunità di detenere Oro, che non distribuisce interessi, limitando anche il potenziale beneficio derivante da un indebolimento del dollaro.
Previsioni Oro: i livelli tecnici da seguire
Per valutare la direzione del mercato, gli operatori osservano alcune soglie tecniche rilevanti.
La fascia compresa tra 4.217 e 4.226 dollari l’oncia rappresenta una resistenza da superare per rafforzare le prospettive di recupero. Sul versante opposto, il livello di 4.066 dollari costituisce un supporto significativo.
Il superamento della resistenza potrebbe indicare un miglioramento della pressione d’acquisto, soprattutto se accompagnato da una diminuzione dei rendimenti obbligazionari. Al contrario, un mancato recupero e una nuova accelerazione dei rendimenti potrebbero mantenere le quotazioni sotto pressione.
Questi livelli rappresentano riferimenti tecnici relativi al periodo descritto e non garantiscono l’evoluzione futura dei prezzi.
I dati economici USA possono cambiare le prospettive
Nella settimana dal 19 al 23 ottobre, l’attenzione degli investitori si concentra sui dati del mercato immobiliare statunitense, sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione e sull’indice preliminare dei responsabili degli acquisti, il Flash PMI.
Se i dati mostrassero un rallentamento dell’economia e favorissero una riduzione dei rendimenti obbligazionari, l’Oro potrebbe trovare nuovo sostegno. Al contrario, indicatori più robusti, associati a pressioni inflazionistiche persistenti, potrebbero rafforzare le aspettative di tassi elevati e frenare il metallo prezioso.
Banche centrali e domanda fisica sostengono il mercato dell’Oro
Un fattore favorevole per le quotazioni rimane la domanda di Oro fisico da parte delle banche centrali. Gli acquisti istituzionali contribuiscono a sostenere il mercato nel medio-lungo periodo e confermano l’importanza strategica del metallo nella gestione delle riserve.
Tuttavia, la domanda delle banche centrali non è necessariamente sufficiente a compensare, nel breve termine, l’effetto dei rendimenti obbligazionari elevati e delle aspettative sui tassi statunitensi.
Il mercato si trova quindi in una fase in cui fattori strutturali favorevoli e pressioni macroeconomiche di breve periodo agiscono in direzioni opposte.
Oro e azioni attendono segnali più chiari
Le prospettive dei mercati finanziari restano condizionate dalla liquidità, dalla fiducia degli investitori e dall’evoluzione delle politiche monetarie.
Per la Borsa vietnamita, la tenuta dell’indice VN sopra quota 1.700 punti e il ritorno di volumi più consistenti saranno determinanti per confermare il recupero. Per l’Oro, invece, l’attenzione rimane concentrata sull’inflazione statunitense, sui rendimenti dei Treasury e sulle prossime mosse della Federal Reserve.
La domanda delle banche centrali continua a rappresentare un sostegno strutturale per il metallo prezioso, ma la possibilità di una ripresa più solida dipenderà anche dal miglioramento delle condizioni finanziarie. In un contesto caratterizzato da segnali contrastanti, la valutazione dei fondamentali e la gestione del rischio restano elementi centrali per gli investitori.