La Cina accelera sugli acquisti di Oro russo: record storici e strategia anti-dollaro

La Cina rafforza gli acquisti di Oro russo nel 2025

Pechino ha stabilito un nuovo primato, superando i livelli già elevati degli anni precedenti e confermando l’intensificazione del rapporto economico con Mosca. Nel 2025 la Cina ha aumentato gli acquisti di Oro russo in modo eccezionale, con volumi quasi nove volte superiori rispetto all’anno precedente. Già nel primo semestre dell’anno, le esportazioni russe di metalli preziosi verso la Cina, incluso l’Oro, avevano registrato una crescita di circa l’80% su base annua.

Tra gennaio e novembre 2025, il valore complessivo delle transazioni ha raggiunto circa 1,9 miliardi di dollari. Una quota particolarmente rilevante si è concentrata negli ultimi mesi dell’anno, quando la Cina ha acquistato Oro russo per 961 milioni di dollari in un solo mese, un livello mai osservato prima negli scambi bilaterali tra i due Paesi. Un dato che riflette una strategia mirata e sempre più distante dai circuiti occidentali.

Esportazioni record e dati doganali sotto osservazione

Numeri ufficiali e stime alternative

L’incremento delle esportazioni russe verso la Cina, soprattutto di Oro, è evidente nei dati doganali cinesi. Acquisti superiori ai 900 milioni di dollari in un singolo mese rappresentano un evento di rilievo assoluto. Tuttavia, secondo diversi osservatori, queste cifre potrebbero descrivere solo una parte del commercio reale. Alcune stime ipotizzano volumi ancora più elevati, suggerendo che una quota delle importazioni di Oro non venga dichiarata ufficialmente.

Nonostante ciò, l’eccezionalità dei numeri resta indiscutibile, anche se coerente con una tendenza di lungo periodo. La politica cinese di accumulo di Oro non è recente, così come non lo è la crescente propensione della Russia a incrementarne le vendite dopo l’imposizione delle sanzioni occidentali legate al conflitto in Ucraina.

Oro e Brics: il pilastro di un nuovo equilibrio monetario

La strategia della Banca Popolare Cinese

L’Oro occupa una posizione centrale nel modello finanziario promosso dai Paesi Brics, fungendo da strumento di protezione dalle pressioni occidentali e da leva per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense. Negli ultimi anni, la Banca Popolare Cinese si è affermata come il maggiore acquirente mondiale di Oro, continuando ad accumulare il metallo anche in fasi di mercato apparentemente sfavorevoli, con un impatto significativo sulle quotazioni globali.

Questa strategia va oltre il rapporto con la Russia e risponde a un obiettivo strutturale di rafforzamento dello yuan. La creazione dello Shanghai Gold Exchange, il più grande mercato di Oro fisico al mondo, e l’intensificazione dei rapporti commerciali con i Paesi Brics, anche attraverso un vero e proprio corridoio dell’Oro che coinvolge il Brasile, ne sono una dimostrazione concreta.

Yuan, sanzioni e nuovo asse geopolitico

Un’alternativa al sistema dominato dal dollaro

Il sostegno dello yuan attraverso l’Oro mira a costruire una valuta percepita come stabile e affidabile, in alternativa a un sistema finanziario dollaro-centrico sempre meno gradito in Asia. In questo contesto, la Russia è diventata rapidamente un fornitore privilegiato di Oro, soprattutto dopo essere stata esclusa dai mercati occidentali a causa delle sanzioni.

Mosca ha dovuto individuare nuovi canali strategici per collocare il proprio Oro, mentre Pechino ha colto l’opportunità di rafforzare le riserve rifugio e ridurre l’esposizione ad asset occidentali potenzialmente soggetti a congelamenti. Ne è derivata una crescita significativa degli scambi, che ha consolidato un legame non solo economico, ma anche politico e ideologico.

L’aspetto finanziario resta centrale, in particolare attraverso l’utilizzo di rubli e yuan negli scambi bilaterali, aggirando il sistema Swift controllato dall’Occidente. L’accumulo di Oro consente così a Cina, Russia e ad altri Paesi di costruire una barriera difensiva contro sanzioni e pressioni geopolitiche, costringendo le economie occidentali e le rispettive banche centrali a riconsiderare le proprie strategie nel nuovo contesto globale.

Articoli simili