Oro verso 5.000 dollari l’oncia? Bank of America vede una forte volatilità prima della ripresa
Il prezzo dell’Oro potrebbe raggiungere una media di 5.000 dollari l’oncia nel 2027, ma il percorso potrebbe essere tutt’altro che lineare. È questo il quadro delineato da Bank of America nel rapporto sulla strategia dei metalli preziosi pubblicato il 30 settembre.
La previsione contiene infatti un elemento di cautela: prima di una possibile nuova fase rialzista, il mercato dell’Oro potrebbe affrontare una correzione significativa. Per il quarto trimestre del 2026, BofA indica infatti un prezzo medio intorno ai 4.000 dollari l’oncia, con uno scenario ribassista che potrebbe spingere le quotazioni fino a circa 3.750 dollari.
Bank of America: Oro a 4.813 dollari nel 2027
La prospettiva di lungo periodo rimane invece positiva. Bank of America stima un prezzo medio dell’Oro di 4.813 dollari l’oncia nel 2027, con la possibilità che la media trimestrale raggiunga i 5.000 dollari durante il secondo e il terzo trimestre dell’anno.
Il livello di 5.000 dollari rappresenta quindi un obiettivo importante per il mercato, ma non necessariamente un traguardo raggiungibile in modo lineare.
Secondo l’analisi della banca, la sostenibilità fiscale, l’elevato debito pubblico e le prospettive della politica macroeconomica potrebbero continuare a sostenere la domanda di Oro nel lungo periodo.
Perché il prezzo dell’Oro potrebbe scendere nel breve periodo
Il principale elemento di rischio riguarda la combinazione tra prezzi dell’energia, inflazione, rendimenti obbligazionari e forza del dollaro.
L’aumento del prezzo del petrolio può alimentare nuove pressioni inflazionistiche. Se l’inflazione rimane elevata, le banche centrali potrebbero essere costrette a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo.
Questo scenario tende a penalizzare l’Oro, che non genera interessi o dividendi, mentre rende relativamente più interessanti le attività finanziarie che offrono un rendimento.
A ciò si aggiunge il rafforzamento del dollaro statunitense. Poiché l’Oro è quotato in dollari, un biglietto verde più forte tende a rendere il metallo prezioso più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute.
Petrolio, dollaro e Treasury sotto osservazione
Secondo i dati citati nell’analisi, dopo il superamento dei 90 dollari al barile da parte del petrolio il 20 agosto, il mercato ha registrato movimenti significativi.
Nello stesso periodo, il prezzo dell’Oro ha perso circa l’8,3%, mentre il petrolio è aumentato del 15,4%. L’indice del dollaro statunitense è salito del 2,3% e i rendimenti obbligazionari nominali e reali hanno registrato un incremento di circa 52 punti base.
La dinamica mostra quindi come il rapporto tra Oro e geopolitica sia più complesso di quanto possa apparire. Una crisi internazionale non determina automaticamente un aumento delle quotazioni del metallo prezioso.
Lo scenario peggiore: Oro a 3.500 dollari
Bank of America individua anche uno scenario particolarmente negativo.
Se uno shock sul mercato energetico dovesse spingere il prezzo del petrolio fino a 150 dollari al barile, il prezzo medio dell’Oro nel prossimo anno potrebbe scendere fino a circa 3.500 dollari l’oncia.
Un petrolio così costoso potrebbe infatti alimentare ulteriormente l’inflazione e mantenere elevati i tassi di interesse, rafforzando la concorrenza esercitata dalle attività finanziarie remunerative nei confronti dell’Oro.
Questo scenario evidenzia perché le previsioni sul metallo prezioso debbano essere valutate insieme alle dinamiche di energia, inflazione, dollaro e politica monetaria.
Il mercato dell’Oro ha già attraversato forti oscillazioni
La volatilità prevista da Bank of America si inserisce in un mercato che ha già registrato movimenti molto ampi.
Dopo un aumento del 64% nell’anno precedente, indicato da Reuters come il maggiore incremento annuale dal 1979, l’Oro ha continuato a crescere nei primi due mesi dell’anno, con un rialzo cumulativo vicino al 20% secondo il World Gold Council.
Tra marzo e giugno è arrivata però una brusca correzione, che ha riportato temporaneamente il prezzo spot sotto i 4.000 dollari l’oncia.
Successivamente, ad agosto, il mercato ha registrato un nuovo forte recupero, con un incremento del 13% e un massimo di circa 4.563 dollari l’oncia, favorito dagli afflussi di capitale e dall’indebolimento del dollaro.
Il 30 settembre, secondo i dati Reuters riportati nell’analisi, il prezzo spot si attestava invece intorno ai 4.153 dollari l’oncia, con una diminuzione di circa il 6,6% nel mese.
Un mercato caratterizzato da forti oscillazioni
Questi movimenti confermano quanto il mercato dell’Oro sia diventato sensibile alle variazioni dei tassi di interesse, dei rendimenti obbligazionari, del dollaro e dei flussi di investimento.
Per questo motivo, il possibile raggiungimento di quota 5.000 dollari non dovrebbe essere interpretato come una traiettoria inevitabilmente crescente. Tra la quotazione attuale e l’obiettivo di lungo periodo possono infatti verificarsi correzioni anche molto significative.
Oro come copertura e non solo come scommessa sul prezzo
La volatilità delle quotazioni porta alcuni esperti a suggerire un approccio orientato alla funzione strategica dell’Oro all’interno di un portafoglio, piuttosto che alla ricerca del momento perfetto per acquistare o vendere.
Ray Dalio, citato da Business Insider, considera l’Oro un asset da utilizzare strategicamente nell’allocazione di portafoglio e non semplicemente come una posizione tattica legata alle oscillazioni di breve periodo.
Howard Marks, invece, sottolinea un limite strutturale del metallo prezioso: l’Oro non produce flussi di cassa o rendimenti durante il periodo in cui viene detenuto.
Questa differenza è importante perché il potenziale apprezzamento del prezzo deve essere valutato insieme al costo opportunità derivante dal possesso di un asset che non distribuisce interessi o dividendi.
Oro a 5.000 dollari: quali prospettive per gli investitori?
La previsione di Bank of America presenta quindi due scenari distinti.
Nel breve periodo, il mercato potrebbe rimanere sotto pressione a causa dell’aumento dei rendimenti, della forza del dollaro e di eventuali nuovi shock energetici. In questo contesto, non viene escluso un ritorno verso 3.750 dollari l’oncia.
Nel lungo periodo, invece, la banca vede un quadro più favorevole, con una media prevista di 4.813 dollari nel 2027 e la possibilità di raggiungere una media trimestrale di 5.000 dollari nel secondo e terzo trimestre.
Per chi considera l’Oro all’interno di una strategia di investimento di lungo periodo, la previsione suggerisce quindi di prestare attenzione soprattutto alla volatilità e ai fondamentali, evitando di considerare un singolo target di prezzo come una certezza.