Perché la Russia sta vendendo Oro
Mentre molte banche centrali continuano ad aumentare le proprie riserve di Oro, la Russia ha intrapreso una strategia opposta. Nel corso della prima metà del 2026 la Banca centrale russa ha ceduto circa 43,5 tonnellate di Oro, una delle maggiori riduzioni mai registrate nella sua storia recente.
Le riserve ufficiali, che all’inizio di luglio ammontavano a circa 73,4 milioni di once per un valore stimato di 299 miliardi di dollari, hanno subito una contrazione di circa il 2% in pochi mesi.
Una decisione che segna un’inversione di rotta rispetto alla politica adottata per quasi vent’anni, durante i quali Mosca era stata tra i principali acquirenti di Oro a livello mondiale.
Dall’accumulo alla vendita: il cambio di strategia del Cremlino
Per anni la Russia ha investito nell’accumulo di Oro con l’obiettivo di rafforzare le proprie riserve internazionali e ridurre la dipendenza dal dollaro.
Questa strategia si è rivelata particolarmente utile dopo l’introduzione delle sanzioni occidentali e l’avvio del conflitto in Ucraina. Oggi, però, il Cremlino utilizza parte delle riserve auree per sostenere la spesa pubblica e finanziare un’economia fortemente condizionata dall’aumento dei costi militari.
La vendita di Oro consente inoltre di evitare un ulteriore utilizzo delle riserve denominate in yuan cinesi, considerate una delle principali risorse valutarie ancora disponibili per sostenere il rublo.
Prezzi elevati favoriscono le vendite
L’attuale livello delle quotazioni rappresenta un elemento favorevole per Mosca.
Con il prezzo dell’Oro vicino ai massimi storici, la Banca centrale russa riesce infatti a monetizzare parte delle proprie riserve ottenendo ricavi più elevati rispetto al passato, limitando almeno in parte l’impatto finanziario delle vendite.
Le sanzioni cambiano il mercato dell’Oro russo
Il progressivo smobilizzo delle riserve è iniziato nel novembre 2025, quando la Banca centrale ha autorizzato per la prima volta la vendita di Oro fisico alle banche locali.
La scelta è stata dettata soprattutto dalle limitazioni imposte dalle sanzioni internazionali, che impediscono all’istituto centrale di operare liberamente sui mercati finanziari esteri e di commercializzare direttamente il metallo prezioso.
Sono quindi gli istituti di credito russi e le società minerarie a gestire buona parte delle esportazioni verso mercati ancora aperti al commercio del metallo.
Cina, Hong Kong ed Emirati restano mercati strategici
Nonostante le restrizioni occidentali, esistono ancora importanti sbocchi commerciali per l’Oro russo.
Paesi come Cina, Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti rappresentano destinazioni fondamentali per l’export, consentendo alla Russia di sfruttare le elevate quotazioni internazionali e trasformare rapidamente il metallo prezioso in liquidità.
Perché Mosca ha bisogno di liquidità
Le vendite di Oro rispondono a precise esigenze finanziarie.
La guerra, le sanzioni economiche e la riduzione delle entrate derivanti dalle esportazioni energetiche hanno aumentato la pressione sui conti pubblici russi, rendendo necessario reperire nuove risorse.
Allo stesso tempo, l’utilizzo delle riserve auree permette di preservare parte delle disponibilità in yuan, considerate essenziali per sostenere il sistema finanziario e contenere la volatilità del rublo, soprattutto dopo il congelamento di numerosi asset detenuti in dollari ed euro.
Una strategia efficace nel breve periodo ma difficile da sostenere
Sebbene le vendite consentano di ottenere liquidità immediata, questa politica presenta anche diversi limiti.
L’attuale produzione mineraria non è infatti sufficiente a compensare il ritmo con cui vengono cedute le riserve di Oro, riducendo progressivamente il patrimonio disponibile della banca centrale.
Inoltre, con il passare del tempo, il rendimento economico delle operazioni tende a diminuire, mentre una riduzione eccessiva delle riserve potrebbe aumentare le vulnerabilità finanziarie del Paese.
Il futuro delle riserve di Oro russe
Per molti analisti, la vendita di Oro rappresenta una misura straordinaria utile ad affrontare l’attuale fase di emergenza, ma difficilmente potrà costituire una soluzione permanente.
Nel lungo periodo la ripresa dell’economia russa richiederà interventi strutturali più ampi rispetto al semplice utilizzo delle riserve auree.
L’evoluzione della guerra, l’andamento delle sanzioni internazionali e il livello delle quotazioni dell’Oro continueranno quindi a influenzare le decisioni della Banca centrale russa e il futuro della sua strategia finanziaria.